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Home » Attualità » Invenzione del dipendente ed equo compenso: una recente pronuncia della cassazione

Invenzione del dipendente ed equo compenso: una recente pronuncia della cassazione

28 Febbraio 2023 | Stampa

Emanuele Sacchetto, avvocato specializzato in diritto della proprietà intellettuale e industriale, ha pubblicato sulla rivista SPRINT un approfondimento dedicato alla sentenza n. 36140 del 12 dicembre 2022, con la quale la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito al diritto all’equo premio del lavoratore dipendente che abbia contribuito al raggiungimento di un’invenzione poi registrata come brevetto, a prescindere dall’effettivo titolare di quest’ultimo.

In tale occasione, la Corte ha innanzitutto precisato che il caso esaminato rientrava nella fattispecie di invenzione di azienda (in cui sussiste l’obbligo di corresponsione dell’equo premio poiché l’attività inventiva non è espressamente prevista nel contratto di lavoro e non è conseguentemente retribuita). Secondo la Corte, infatti, i bonus previsti nel contratto di lavoro non costituivano in alcun modo remunerazione dell’attività inventiva, essendo “riconosciuti in relazione ai risultati dell’attività aziendale e non alla realizzazione di un’attività inventiva nell’esecuzione del rapporto di lavoro”.

La Suprema Corte ha poi precisato che l’obbligo di corresponsione dell’equo premio sussiste anche nel caso in cui “il brevetto sia ottenuto da aventi causa del suo datore di lavoro“, proprio come avvenuto nel caso in esame, in cui ad aver registrato il brevetto non era la società presso la quale il lavoratore/inventore era impiegato, bensì una società facente parte del medesimo gruppo. Questo perché, chiarisce la Corte, il diritto all’equo premio “non viene meno ove la domanda di brevetto o i diritti sull’invenzione siano ceduti a terzi dal datore di lavoro“.

Da ultimo, la Cassazione ha colto l’occasione per ribadire che il diritto alla corresponsione dell’equo premio sorge “solo con il conseguimento del brevetto, non essendo sufficiente che si tratti di innovazioni suscettibili di brevettazione ma non ancora brevettate” e che tale diritto si prescrive in 10 anni dalla concessione del brevetto stesso.

In definitiva, con la sentenza in esame la Cassazione ha inteso ribadire le condizioni e i limiti entro cui il lavoratore dipendente/inventore ha diritto a ricevere un equo premio, ponendolo al riparo da intenti elusivi.

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